Autovelox, legittima la chat che li segnala: non è interruzione di pubblico servizio

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la sentenza

Assolta una donna che aveva creato su Whatsapp un gruppo nel quale si segnalava la presenza di pattuglie stradali e strumenti di controllo della velocità

di Davide Madeddu


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(IMAGOECONOMICA)

2′ di lettura

Nel 2016 era stata denunciata per interruzione di pubblico servizio perché aveva formato una chat in cui si avvisavano i componenti della presenza di posti di blocco e autovelox. Finita davanti al giudice al tribunale monocratico, la donna è stata assolta.

Il caso
La vicenda, rievocata in tribunale ad Alghero i giorni scorsi, inizia nel 2016 quando una donna crea un gruppo su Whatsapp in cui si indica la presenza di posti di blocco ad Alghero e nelle prossimità della città della Riviera del corallo. La chat viene scoperta dalla polizia che denuncia la donna (in base all’articolo 340 del codice penale) per interruzione di pubblico servizio.

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A spiegare cosa sia successo nel frattempo è l’avvocato Danilo Mattana, legale della donna. «Il telefono di un componente della chat finisce nelle mani della polizia impegnata in un’indagine e la conversazione viene individuata. Le ulteriori verifiche consentono di risalire a chi ha costituito la chat». Per la donna parte quindi il procedimento. A seguire, il processo con rito abbreviato. Nella sua tesi difensiva il legale rimarca il fatto che «la chat ha un numero finito di partecipanti» e «va dimostrato il fatto che fosse idonea a interrompere questo servizio».

Il precedente e la decisione
Tra le altre argomentazioni del difensore la decisione del Gip di Genova di archiviare la posizione di 49 giovani che avevano costituito una chat in cui indicavano posti di blocco e autovelox. A chiedere che la donna venga scagionata anche il pubblico ministero. Poi, ex articolo 530 primo comma del codice di procedura penale, l’assoluzione.

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