Centri estetici: nullo il contratto se non spiega come si diventa magri

Pubblicato da pierpaologasbarri@gmail.com il

Chi promette alle donne di sconfiggere l’eterno nemico dei chili di troppo, deve anche spiegare come. E le signore non possono essere indotte a pensare che non valga il vecchio proverbio «chi bella vuol apparire… eccetera”. Ad inchiodare i centri estetici alle loro responsabilità ci pensa la Corte di cassazione che afferma la nullità dei contratti nei quali l’aspirante magra non viene messa bene al corrente sul percorso da compiere per raggiungere l’agognata forma fisica. A fare le spese di promesse troppo generiche è stata una nota catena di centri benessere che pubblicizza il suo metodo anti-grasso anche nelle tv di stato.

I giudici di piazza Cavour respingono il ricorso della società, dedicata alla bellezza, che contestava il decreto ingiuntivo con il quale gli era stato imposto di restituire a una cliente quanto aveva versato, più gli interessi, in forza di un contratto considerato nullo per «indeterminatezza dell’oggetto». La signora aveva, infatti, firmato un atto con il quale chiedeva di essere ammessa a frequentare il centro e di essere iscritta al programma di snellimento, secondo il famoso metodo. Con la sola indicazione del numero dei trattamenti. L’addio al grasso superfluo costava poco meno di 2700 euro. Spiegazioni troppo generiche per i giudici, i quali considerano un fatto noto che nei “saloni” dedicati al dimagrimento, l’obiettivo si persegue con i mezzi più disparati: dal massaggio, al bagno turco, dal bendaggio all’utilizzo di macchinari. E il tutto normalmente dovrebbe essere accompagnato da indicazioni sulla dieta e sull’attività fisica da fare. Raccomandazioni da dare fin dalle prime sedute, ma che nel contratto mancavano. Una lacuna non di poco conto, perché il rischio è di indurre il cliente a pensare che magri si può diventare anche senza fare qualche piccola sofferenza: dal sacrificio a tavola alla corsetta.

L’impegno sottoscritto dalla signora è carta straccia: e il denaro pagato per “comprare” una forma invidiabile le va restituito. Inutile per la società ricorrente sottolineare che il metodo è noto perchè pubblicizzato con spot tv su tutto il territorio nazionale. E che la stessa cliente era stata informata a voce anche delle attrezzature utilizzate da unire ad esercizi fisici e dieta. Letti riscaldati all’interno di cupole, cabine trasparenti, gabbiotti ossigenati, e tanto altro per uscire senza temere la bilancia. La bilancia incontrata è però quella della giustizia: con il piatto che pende dalla parte della cliente.

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