Ecco come la navicella spaziale può evitare di pagare l’Iva

Pubblicato da dataced il

La risposta 61/2020 delle Entrate su Iva e navicelle spaziali

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La risposta dell’amministrazione finanziaria
L’Agenzia ritiene «ragionevole» ritenere che la navicella spaziale sia ricompresa nella categoria degli aeromobili, che include anche i satelliti, in quanto – come precisato da Alfa – si tratta di un bene simile per funzione e destinazione.

Pertanto, sottolinea testualmente la risposta dell’Agenzia, vanno considerati «non imponibili sia le cessioni di navicelle spaziali sia le prestazioni di servizi relative alla loro costruzione, manutenzione, riparazione, modificazione, trasformazione, assiemaggio, allestimento, arredamento, locazione e noleggio». Questo però a a condizione che siano effettuate nei confronti di «organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica».

Lo sviluppo dei componenti
Nel caso specifico l’amministrazione finanziaria ha ricostruito la situazione della società Alfa “impegnata” nella costruzione di una delle tante componenti della navicella spaziale «e dunque preliminare a tale costruzione». Proprio in considerazione del carattere sperimentale del progetto, «è naturale che questa attività complessa possa comprendere lo svolgimento sia di un’attività di ricerca sia di un’attività di progettazione».

Anche in linea con i precedenti di prassi, le Entrate ritengono che «sussistano i presupposti oggettivi per l’applicazione della non imponibilità» alla «complessa prestazione regolata» dal contratto, che comporta in ogni caso «lo svolgimento di attività preliminari alla costruzione della menzionata navicella spaziale e quindi ad essa “relative”».

Per la serie 2020: odissea nel fisco spaziale.