L’imposta di soggiorno cresce con Airbnb

Pubblicato da pierpaologasbarri@gmail.com il

Esclusa dal blocco dei tributi locali con la manovra di primavera dell’anno scorso (Dl 50/2017), l’imposta di soggiorno comincia a farsi sentire sulle tasche di turisti, trasfertisti e viaggiatori. Al momento è adottata da oltre mille Comuni e si stima che raggiungerà quest’anno i 509 milioni di gettito totale (463 nel 2017), secondo le previsoni dell’Osservatorio nazionale di Jfc (si veda «Il Sole 24 Ore» dell’11 agosto).

Il ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, nelle scorse settimane si è detto «personalmente contrario» all’imposta. E ha aggiunto: «Se proprio deve esserci, dovrà essere uniforme in tutta Italia e di scopo».

Invocare l’uniformità di un tributo locale può sembrare un controsenso, ma è un fatto che pochi Comuni destinano tutto il gettito alla promozione turistica e ancor meno ne danno un rendiconto puntuale. D’altra parte, in un contesto di rincari bloccati, l’imposta di soggiorno può facilmente diventare la valvola di sfogo con cui reperire risorse extra per le casse comunali. Almeno nei circa 3.700 centri che, in base al Dlgs 23/2011, hanno la facoltà di istituirla (capoluoghi di provincia, località turistiche e città d’arte).

Da Enna a Cuneo e da Agropoli nel Cilento a Jesi, sono 88 le amministrazioni locali che nel 2018 ne hanno deliberato l’introduzione. E in molte altre il dibattito è in corso o, comunque, sono stati decisi dei rincari.

In Friuli Venezia Giulia la possibilità di adottare l’imposta è scattata a novembre 2017, all’indomani dell’entrata in vigore della regolamentazione regionale. Fra le prime ad approfittarne Grado, dove l’imposta è partita il 1° marzo, seguita, fra le altre, da Aquileia (aprile), Lignano Sabbiadoro (maggio) e Trieste (giugno) che l’hanno adottata in vista della stagione estiva.

Folto anche il gruppo delle new entry liguri: a Monterosso a mare, nelle Cinque terre, si paga dal 1° marzo, a Ventimiglia dal 23 , e a Camogli dal 1° aprile. Tariffe identiche a Rapallo,Portofino, Santa Margherita e Zoagli, dove l’imposta è scattata il 1° aprile e durerà fino al 31 ottobre (dal 2019 partirà a marzo). Ma c’è anche qualche Comune che fa marcia indietro. Alassio, in provincia di Savona, dopo aver istituito l’imposta a fine 2017, a inizio estate ha cambiato idea e ha deciso di sospenderla per il 2018, anno in cui avrebbe dovuto essere applicata nei mesi di luglio e agosto.

Uno storico punto debole dell’imposta è la difficoltà di riscuoterla, in caso di mancato versamento da parte dei gestori di strutture ricettive. Comunque, dopo che le Finanze a Telefisco 2018 hanno negato la qualifica di responsabile d’imposta all’albergatore che non riversa il tributo al Comune, la Cassazione ne ha riconosciuto la responsabilità per danno erariale (sentenza a Sezioni unite 19654/2018).

La nuova frontiera per semplificare il prelievo e abbattere l’evasione, però, sono le intese con cui i portali internet per affitti brevi e case vacanze si impegnano a riscuotere il tributo insieme al canone e lo versano al Comune. Dalla sede italiana di Airbnb spiegano di aver «già stipulato accordi per semplificare la riscossione e il versamento del tributo con 15 città», tra cui Milano, Firenze, Torino, Napoli, Palermo, Genova, Bologna, Olbia, Bergamo, Lucca e Rimini.

I risultati sono notevoli: a Milano, ad esempio, nei primi quattro mesi dell’anno il portale ha versato nelle casse municipali 2,2 milioni (se ne stimavano tre per tutto il 2018). E ci sono colloqui in corso con altri centri, tra cui Roma: «Siamo in contatto con gli uffici e speriamo di replicare gli accordi già operativi», confermano da Airbnb. Di certo, aggiungono, una standardizzazione del tributo potrebbe favorire la riscossione da parte del portale, sulla falsariga dell’accordo pilota siglato con Anci Toscana (regione in cui il tributo è applicato da oltre 100 Comuni su 274).

Nei giorni scorsi, inoltre, CaseVacanza.it ha siglato un accordo – operativo dal 1° agosto – per riscuotere l’imposta dagli inquilini di case vacanze a Rimini. Per il portale è la prima intesa del genere in Italia.

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