Spada, metodo mafioso per la testata al cronista in un ambiente omertoso

Pubblicato da dataced il

Cassazione

Dimostrata la consapevolezza del controllo del territorio, per l’aggravante non serve la prova dell’esistenza di un’associazione a delinquere

di Patrizia Maciocchi


default onloading pic
(ANSA)

3′ di lettura

La presenza di un “guardaspalle”, il disinteresse dei passanti e il compiacimento dei presenti per un’aggressione, avvenuta per strada e in piano giorno, della troupe di Rai2, dimostrano che Roberto Spada ha agito con metodo mafioso, ostentando il controllo del territorio. Un’aggravante che, nella sua dimensione “oggettiva”, può essere contestata, a differenza di quella soggettiva, anche senza la prova dell’esistenza di un’associazione a delinquere: basta che la violenza o la minaccia assumano una veste tipicamente mafiosa. La Cassazione (sentenza 6764 del 20 gennaio) ha depositato le motivazioni con le quali il 13 novembre scorso ha confermato la condanna a 6 anni, per violenza privata e lesioni gravi, con l’aggravante del metodo mafioso, per Roberto Spada , inflitta dalla Corte d’Appello in un procedimento che vedeva coinvolta anche la sua “guardia del corpo” per aver colpito con calci e pugni l’operatore della trasmissione Nemo.

Un’aggressione tra indifferenza e compiacimento
Un verdetto contestato da Spada principalmente per l’aggravante del metodo mafioso. La Suprema corte considera corretta la decisione di applicarla partendo dalla ricostruzione della dinamica dei fatti. Spada aveva colpito il giornalista, dopo la richiesta di spiegazioni sul suo appoggio a Casapound, che ad Ostia aveva avuto il 18% dei consensi. Una domanda sgradita, all’interno di un’intervista che l’imputato aveva capito di non poter volgere a suo favore.
Tanto era bastato per colpire con una testata il giornalista, in pieno giorno in mezzo alla strada, e non all’interno della palestra come avrebbe potuto. Il tutto era avvenuto davanti alla telecamera e alla presenza di un “gorilla” che non aveva esitato a colpire, a sua volta, l’operatore senza che fosse necessario neppure un cenno. Chi aveva assistito al pestaggio si era affrettato a chiudere le finestre, mentre un giovane di passaggio aveva detto ai giornalisti «questo è quello che vi succede se venite a Nuova Ostia a rompere le p…». Minacciose e intimidatorie anche le frasi pronunciate da Spada «avete rotto il c…non vi fate più vedere qui, vi prendo la macchina e vedi che non trovi più, annatevene».

L’atteggiamento mafioso
La Cassazione respinge la tesi della difesa, secondo la quale per far scattare l’aggravante non basta il semplice collegamento con contesti di criminalità organizzata, né la caratura mafiosa degli autori del fatto, ma serve che questi si avvalgano della particolare efficacia intimidatrice che deriva dall’esistenza concreta di un sodalizio mafioso. Per la Cassazione non è così. Obiettivo dell’aggravante non è solo quella di punire, con una pena più grave, chi commette reati utilizzando il “metodo mafioso” o con il fine di agevolare le cosche. È soprattutto quella di contrastare, in modo più deciso vista la loro pericolosità e determinazione criminale, «l’atteggiamento di coloro che, siano essi partecipi o meno in reati associativi, si comportino “da mafiosi”, oppure ostentino in maniera evidente e provocatoria una condotta idonea ad esercitare sui soggetti passivi, quella particolare coartazione o quella conseguente intimidazione, propria delle organizzazioni della specie considerata».

Spada resta in carcere, “metodo mafioso”

Il controllo del territorio
Un quadro in cui rientra l’azione commessa da Spada. In un contesto in cui era chiara la rivendicazione del controllo del territorio, tanto da poter cacciare impunemente chi era sgradito. Vanno in questo senso l’atteggiamento omertoso dei presenti e le minacce del ricorrente. Un clima che aveva avuto il suo effetto sulle vittime, che erano andate via in preda la terrore, senza passare per l’ospedale di Ostia malgrado il cronista perdesse molto sangue, perché erano a conoscenza di “infitrazioni” del “clan Spada” all’interno del nosocomio. Per la Cassazione è stato accertato che Roberto Spada si avvalse, nell’occasione, della forza intimidatrice che gli derivava dal “clan Spada”, ben noto ai giornalisti e agli abitanti del luogo.

Non serve la prova dell’esistenza del clan
Ed è irrilevante «che l’esistenza di un “clan Spada” non sia stata ancora accertata (almeno in via definitiva) giudizialmente, nè che sia indimostrata, allo stato, la partecipazione di Roberto Spada allo stesso». Quello che conta è che un’associazione malavitosa, con le caratteristiche previste dall’articolo 416-bis, sia stata evocata e che l’imputato se ne sia avvalso.

https://www.ilsole24ore.com/art/spada-metodo-mafioso-la-testata-cronista-un-ambiente-omertoso-ACq7N7KB