Sugli atti giudiziari la grande truffa dei bolli contraffatti

Pubblicato da pierpaologasbarri@gmail.com il

Sul 90% degli atti depositati in tribunale da un avvocato di Napoli erano apposti contributi unificati falsificati. Bolli da migliaia di euro, per iscrivere a ruolo il processo, erano stati creati da quelli che possono essere definiti degli ingegneri della contraffazione. Ogni carattere e segno era stato riprodotto nel minimo dettaglio e con le stesse caratteristiche di quelli stampati dai rivenditori autorizzati dal Monopolio dello Stato.

Si stima che gli uffici giudiziari italiani – da Milano a Palermo – siano invasi di documenti con marche ricreate in «laboratorio», utilizzando bobine prodotte in Cina, ma anche sottratte dal Poligrafico dello Stato grazie a dipendenti compiacenti.

Contributi unificati per 2 milioni di euro sono già stati sequestrati. Oltre 106mila rotoli in bianco – pronti per essere trascritti – sono stati trovati a organizzazioni di falsari. Così è venuta alla luce una delle più grandi frodi erariali italiane, che – sulla base di una stima basata sul numero delle bobine in bianco confiscate – va da un minimo di 30mila euro fino a un massimo di oltre 1 miliardo. Un danno non solo per lo Stato, ma anche per i clienti degli avvocati che usano queste marche, vittime inconsapevoli che si trovano a dover pagare due volte per non rendere nullo il proprio processo.

IL «BOTTINO»
(Fonte: Arma dei Carabinieri – Comando antifalsificazione monetaria)

Un’emergenza nazionale

«È un’emergenza nazionale» spiega il colonnello Francesco Ferace, a capo del comando dei carabinieri Antifalsificazione monetaria, un pool di investigatori dell’Arma altamente specializzato nel contrasto a questo tipo di crimini. Ferace ritiene che si tratti di un «fenomeno non quantificabile: è impossibile compiere una analisi di tutte le pratiche depositate in tutti i tribunali italiani. Abbiamo fatto accertamenti a campione, scoprendo in una sola indagine il coinvolgimento di ben 600 studi legali che utilizzavano queste marche da bollo false».

Nessun ufficio giudiziario è esente da questa vasta frode: «Abbiamo individuato contributi unificati irregolari nei tribunali di Milano, Torino, Palermo e Bari. A Roma in una cancelleria penale sono stati trovati 6mila documenti con marche da bollo contraffatte».

Una piaga nei tribunali

Una piaga che investe i tribunali civili e penali, ma soprattutto i giudici di pace dove «è stata riscontrata una larga diffusione di pratiche con marche da bollo false». In misura ridotta ne sono state individuate anche nei tribunali amministrativi: a Milano, Roma, Napoli, Salerno, Catanzaro e Catania sono stati trovati documenti con contributi unificati fasulli. Uno solo, invece, è stato sequestrato al Consiglio di Stato.

La falsificazione delle marche ha origine in Campania, tra le province di Napoli e Caserta, ma il mercato è spalmato su tutto il territorio nazionale. «Agiscono falsari di livello, con competenze tecniche di alto profilo – spiega il colonnello Ferace -. Si tratta di tipografi e grafici che operano con attrezzature tecnologicamente avanzate. È impossibile riconoscere a occhio nudo una marca da bollo falsificata: anche un esperto, dotato di strumenti professionali, impiega comunque del tempo prima di avere la conferma che si tratti proprio di valori bollati fasulli».

Esistono due diverse tecniche di falsificazione: una utilizzando una marca da bollo originale (solitamente da 0,26 centesimi), l’altra con bobine prodotte in Cina o – come svelato da una indagine – provenienti direttamente dal Poligrafico. In entrambi i casi, però, la falsificazione si perfeziona attraverso una sorta di “ingegneria” della contraffazione: la clonazione di un codice a barre identificativo di una marca da bollo reale. Una sorta di duplicato. Il falsario, partendo dal codice a barre della marca da bollo originale, cerca sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate (c’è una sezione per la ricerca dei codici delle marche da bollo già stampate) un nuovo numero distintivo di un valore più alto, fino a un massimo di 12mila euro.

Il lavoro finito è di pregio: una riproduzione fedele delle marche stampate dalle macchinette del Poligrafico dello Stato in dotazione ai tabaccai. I carabinieri dell’Antifalsificazione monetaria, inoltre, hanno scoperto che per la clonazione sono coinvolti, in parte, gli stessi tabaccai. Si è accertato, infatti, che era stato creato un mercato parallelo dei codici a barre di bolli già stampati, che consentiva ai falsari di ottenere costantemente codici di alto valore per clonare nuovi contributi unificati. E così, marche da bollo con lo stesso numero sono state trovate a Milano come a Napoli.

Il giro d’affari

I guadagni per le organizzazioni che gestiscono il business sono enormi. La vendita di queste marche risulta ramificata, al punto che dalle località di produzione partono vere e proprie spedizioni per coprire la domanda sempre più crescente di questi valori illeciti.

«È capitato di imbatterci in professionisti consapevoli di rivolgersi a falsari, altre volte – conclude il colonnello Ferace – erano inconsapevoli dell’acquisto, fatto magari all’ultimo momento prima di entrare in aula». L’effetto è un danno erariale di enormi proporzioni che si trascina da svariati anni.

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